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28 novembre 2009
Salviamo il soldato Nichi

Nel magma incandescente di notizie allarmanti che in questi giorni occupano le cronache politiche ce né una quasi taciuta, sicuramente marginalizzata dal dibattito politico, che – tuttavia – rischia di provocare una catastrofe elettorale nel campo del centrosinistra se non saremo capaci di disinnescare la sua potenzialità deflagratoria in tempo.

Mi riferisco all’ipotesi di promuovere alla guida della regione Puglia un candidato del centrosinistra diverso dal governatore uscente Nichi Vendola.

Una scelta dettata, almeno ufficialmente, dalla necessità di stringere un accordo elettorale con l’UDC di Casini (che è contrario a priori alla ricandidatura del governatore uscente al punto da porla come condicio sine qua non per discutere di alleanze), ma che nasconde, neanche più di tanto, una voglia di rivalsa tutta interna al centrosinistra, specie di qualche suo plenipotenziario autorevole, che non ha gradito (ed in parte teme) l’eccessiva autonomia (e la visibilità politica) dell’attuale governatore.

Sia chiaro Nichi Vendola è umano come tutti noi, ha compiuto errori e non è esente da eccessi di personalismo, tuttavia è e resta uno dei pochi politici di sinistra ancora credibili anzi, forse l’unico ancora in grado di suscitare emozioni e polarizzare una parte molto consistente di un elettorato – quello della ex-sinistra di lotta e di governo – confuso, spaesato e soprattutto disilluso.

In poche parole un alleato indispensabile per un centrosinistra che ambisce a governare il paese perchè – e non occorrono certo elaborati calcoli o sofisticate analisi politiche per comprenderlo – senza quella parte di elettorato di sinistra oggi così tentato dall’astenersi dal voto (una tendenza che è già da tempo in atto e che rischia di assumere una connotazione irreversibile) il PD non avrà alcuna possibilità né di governare il paese, né quelle regioni oggi in bilico e non ci sarà nessun UDC in grado di tamponare una perdita (che investirà anche una parte del tradizionale elettorato del PD) così consistente.

Naturalmente allargare l’alleanza alle altre forze politiche, UDC in testa, che  si collocano sul fronte opposto a quello dell’attuale coalizione di governo è necessario e occorre agire in tal senso, ma non subendo diktat e soprattutto non accettando per alleato un partito che, a seconda delle convenienze, sceglie con quale schieramento allearsi.

Avvallare un tal modo di agire, accettando di coalizzarsi temporaneamente con un partito che è pronto a cambiare schieramento (talmente pronto da praticare questa doppiezza da subito) a seconda di come tira il vento (un atteggiamento che neanche il disinvolto Mastella ha mai avuto il coraggio di praticare) sarà destabilizzante verso l’elettorato del centrosinistra, ed in particolare quello che aveva come riferimento politico il PDS/DS che, ancora scottato dallo squallore del ricatto permanente – con il suo tragico epilogo – della breve esperienza di governo dell’Unione non potrà che non intra-vedere nell’irragionevole scelta di accettare l’alleanza con chi non ha nessuna intenzione di intraprendere con te un cammino politico ma solo di assicurarsi il massimo tornaconto – in termini di “poltrone” – dalla scadenza elettorale (ed il fatto che, disinvoltamente, scelga alternativamente – a seconda della regione e della possibilità di vittoria – di allearsi ad uno schieramento o all’altro lo certifica anche agli occhi del più disattento e sprovveduto elettore) la fine di ogni progettualità politica del centrosinistra abdicata alla ragione prima della conservazione del proprio individuale ed egoistico potere.

Così come sbarazzarsi cinicamente di Nichi Vendola, unico governatore che è riuscito in area del paese così martoriata com’è attualmente il meridione a dare un’immagine (sostenuta dalla concretezza dell’agire) di governo del centrosinistra diametralmente opposta a quella che, dopo i rifiuti in Campania e la vicenda sanità in Abruzzo, caratterizza il ritratto dell’agire del centrosinistra in questa parte d’Italia, non potrà che portare al definitivo distacco dell’elettorato di sinistra da ogni  residua speranza che ci possa ancora essere un filo che unisce l’essere di sinistra con la possibilità di governare – allorché in coalizione – il paese, costringendoli all’emarginazione del non voto o del voto di protesta, ad ogni modo perdendo definitivamente la possibilità – per il PD – di poter contare sul loro aiuto e sostegno – indispensabile – per tentare di governare nuovamente l’Italia e per ri-conquistare (a partire dalla Puglia) quelle regioni oggi in bilico o di strapparne alcune al centrodestra.

Senza l’elettorato di sinistra, senza un loro referente politico credibile – come Sinistra e Libertà – disponibile ad allearsi organicamente e strategicamente con il PD, il centrosinistra rischia di perdere definitivamente ogni concreta possibilità di vittoria, una possibilità che nessun centro – da solo – potrà mai assicurare.

Non è togliendosi qualche sassolino dalla scarpa che costruiremo un PD all’altezza del compito a cui è chiamato.

Per questo è indispensabile, oggi, salvare il soldato Nichi.

E spetta a noi tutti farlo, facendo conoscere la nostra opinione a tutti coloro (anche attraverso un gesto semplice come inviare un fax, una mail, commentare questo o aprire un’altro blog, etc..), vertici del PD in primis, possono ancora decidere che sperare in un futuro migliore è ancora possibile.


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